ADESSO SUONERAI CON I MIGLIORI,
SORRIDERAI ANCORA COME SAPEVI SORRIDERE TU
CIAO EZIO, GRAZIE DI CUORE !
Addio a Ezio Bosso, direttore d’orchestra,
compositore e pianista, nato a Torino
Nel 2011 gli era stata diagnosticata
Aveva continuato a suonare il pianoforte fino al 2019,
quando la malattia aveva compromesso l’uso delle mani.
Aveva saputo incantare per la sua musica,
ma anche per la dignità con cui aveva
affrontato e raccontato la sua malattia.
Ezio Bosso, ci ha lasciato pensieri profondi
e commoventi sulla vita e sulla musica.
La musica
«La musica è come la vita, si può fare in un solo modo: insieme».
I pregiudizi
«Mi fa riflettere sul fatto di perdersi per imparare a seguire.Perdere i pregiudizi, le paure, perdere il dolore ci avvicina. Noi uomini tendiamo a dare per scontate le cose belle
La disabilità
«Ho smesso di domandarmi perché. Ogni problema è un'opportunità».
«Sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono».
L'ascolto
«Oggi tutti parlano e nessuno sta a sentire.Bisogna fare silenzio per poter ascoltare.Un silenzio attivo, che ti aiuta a percepire non solo il suono ma anche te stesso, la tua anima. È la lezione di Claudio Abbado. Anche lui capace di trasformare la malattia in rinascita, il dolore in maggiore impegno, in urgenza del fare.
Storia e memoria
«Ogni anno lo riproporrò... perché non dimentico. Io ne ho memoria. In quei giorni mi avrebbero messo un nero, quello per gli Asociali, che erano i "disabili" o prostitute, i malati o semplici oppositori: i diversi ci chiamavano. Ho memoria del rosso per i comunisti, gli anarchici e gli oppositori politici fossero anche sacerdoti. Del giallo per gli ebrei. Del viola per testimoni di Geova. Ho memoria del marrone degli zingari e del blu per i tedeschi antifascisti. Ho memoria del rosa degli omosessuali. Erano triangoli. Erano i miei fratelli e le mie sorelle. A volte facevano la musica come me. E io sono tutti loro. Sono tutti quei colori. Per questo ho memoria di quei triangoli e continuerò ad averla. Perché sono tutti quei triangoli. Lo siamo tutti. E quindi avrò memoria. Oggi come ieri, come domani».
(Dal post in occasione della Giornata della memoria del 27 gennaio 2017).