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venerdì 24 aprile 2026

25 APRILE, FESTA DELLA LIBERAZIONE



NON SEMBRA VERO, EPPURE SIAMO ANCORA QUI

A DIFENDERE LA COSTITUZIONE DAGLI ATTACCHI

DI QUELLI VOLUTAMENTE SENZA MEMORIA...




SE SI DIMENTICA IL PASSATO SI E' COSTRETTI

A RIPETERNE GLI STESSI ERRORI, QUESTA DEMOCRAZIA

NON VA CONFUSA COL CHIUDERE TUTTI E DUE GLI OCCHI,

NEI CONFRONTI DI UN FASCISMO CHE RIALZA PURTROPPO LA TESTA !


PARTIGIANI IERI, PARTIGIANI PER SEMPRE.

ORA E SEMPRE VIVA LA RESISTENZA !!!!!






 

martedì 24 marzo 2026

I "NO" CHE AIUTANO A CRESCERE...


ECCO, QUANDO SI HANNO LE IDEE CHIARE,
QUANDO IL PD NON FA CONFUSIONE CON SE STESSO,
QUANDO SI CHIUDONO LE FINESTRE PER EVITARE LE CORRENTI,
E QUANDO SI APRONO LE PORTE DEL DIALOGO...
CAPITA CHE L'AFFLUENZA SALGA INCREDIBILMENTE...
CAPITA CHE I GIOVANI TORNINO A VOTARE...


ED ECCO CHE ANCHE SE IL GOVERNO HA IMPEDITO A CHI ERA FUORI SEDE

DI VOTARE, MOLTISSIMI COMPRESO ME, SI SONO PRESI LA BRIGA DI 

ISCRIVERSI COME RAPPRESENTANTI DI LISTA PUR DI VOTARE NO, 

SENZA DOVERSI SOBBARCARE UN VIAGGIO COSTOSO ED AFFATICANTE.

I GIOVANI NON HANNO CREDUTO ALLE SOLITE BUGIE DI QUESTO GOVERNO,

ED HANNO DATO UN SEGNALE IMPORTANTE ALLE FORZE D'OPOSIZIONE




QUANDO L'OPPOSIZIONE FA L'OPPOSIZIONE, ALLORA PRENDE I VOTI,
QUANDO INVECE SCIMMIOTTA LA DESTRA (CAPITO PD ?) PERDE I VOTI

ADESSO C'E' UN GRAN PIANGERE DA PARTE DELLE TV ED I GIORNALI,
CHE SONO TUTTI (O QUASI) IN ITALIA FIGLIOCCI DEL POTERE... 
MA NON SI POTEVA DI CERTO FAR CAMBIARE LA COSTITUZIONE
DA CERTA GENTE PREGIUDICATA, CONDANNATA, INDAGATA...




 

martedì 26 gennaio 2021

CHI DIMENTICA E' COMPLICE !

 Crimini fascisti in Jugoslavia – La strage di Podhum di Gustavo Ottolenghi

Podhum (Piedicolle in italiano) è oggi un piccolo paese della Croazia, frazione del Comune di Jelenie, a circa 10 km da Fiume, e conta circa 14.000 abitanti. Nel 1942 erano circa 1.000 e faceva parte della Provincia del Carnaro (capoluogo Fiume) istituita dal governo fascista nel 1941 subito dopo l’occupazione della Jugoslavia nel corso della Seconda guerra mondiale. Fu inclusa nei Territori annessi del Fiumano e della Kupa e divenne, dopo l’incorporazione del territorio del Gorki-Kotar, la maggiore fra quelle istituite dagli italiani in Jugoslavia.

L’Italia – entrata in guerra il 10 giugno 1940 a fianco della Germania in ossequio al “Patto di acciaio” firmato nel maggio dell’anno precedente dai Ministri degli esteri Ciano e Ribbentropp – aveva attaccato la Jugoslavia l’11 aprile 1941, penetrando nel suo territorio dalla Venezia Giulia, dalla Venezia Giulia e da Zara con 7 Divisioni della Seconda Armata del gen. Vittorio Ambrosio, e da sud dall’Albania (già annessa all’Italia nell’aprile 1939) con 4 Divisioni della Nona Armata del gen. Alessandro Pirzio Biroli (in totale 400.000 uomini) occupando Lubiana il 12 aprile, Spalato il 15 e Ragusa e Mostar il 17.

Per contenere la gran massa dei deportati vennero istituiti centinaia di Campi di concentramento in Jugoslavia (Kraljevica, Lopud, Kupari, Korica, Brac, Hvar, Melada, Mamula, Prevlaka, Zlarino, Janesovac, Sajmiste e nell’isola di Arbe) e in Italia (Gonars, Visco, Chiesanuova, Monigo, Casoli, Agnone, Colfiorito di Foligno, Renicci di Anghiari, Fraschette di Alatri) nei quali vennero rinchiusi complessivamente circa 500.000 individui, dei quali oltre 115.000 morirono per stenti, malattie, fucilazioni, freddo, sevizie (4.500 su 16.000 prigionieri nel solo “Kampor” di Arbe).

Dall’aprile 1941 al settembre 1943 gli italiani devastarono, distrussero e compirono massacri in oltre 250 villaggi (Bjelcke, Krusevice, Brunovic, Repaj, Jabuka, Cajnice, Causevici, Crljenica, Brnelici, Zoretici, Sasovici, Lastra, Rubezi, Morinje Dolovi, Stub icki, Milasi, Trnovici, Kukuljani, Podkilavac, Cernik, Kameno, Mavrinci, Spodnje Bitinje, Gornje Bitinje, Kilovice, Ratecevo, Cajnice, Cettigne, Ustije, Liubotinja, ecc.) fucilando oltre 200.000 civili e 26.500 partigiani, deportando circa 100.000 persone nei vari Campi di concentramento (dove ne morirono almeno 12.000) e distruggendo più di 400 villaggi.

Ad esempio, nella sola provincia del Carnaro, secondo le disposizioni del gen. Robotti che (aprile 1941) aveva raccomandato ai suoi soldati di “ammazzare più civili perché sinora non si è fatto abbastanza”, furono fucilati 1.500 civili, 2.500 partigiani e altri 20.000 civili vennero deportati, dati alle fiamme 104 villaggi. In quel contesto il gen. Roatta aveva anche chiesto a Roma, nel novembre 1942, l’autorizzazione a far uso di gas asfissianti sui ribelli jugoslavi (così come nel 1936 in Etiopia dal gen. Badoglio), ma il permesso non fu accordato. Di questi massacri italiani quello emblematico avvenne a Podhum il 12 luglio 1942, assurto a simbolo della ferocia e della crudeltà delle nostre truppe che si autocelebravano come brava gente, ma che erano definite dagli jugoslavi come “palikuci” (bruciacase).

Alle ore 8del 12 luglio, domenica, 250 militari appartenenti al XI Corpo d’Armata del gen. Robotti (ai quali si erano uniti elementi del 2° battaglione Squadristi emiliani, squadristi fiumani, cetnici e drappelli di carabinieri) con 5 carri armati entrarono, provenienti dalle sovrastanti alture di Kikovica ove erano confluite dal giorno 8, nel paese di Podhum e vi bloccarono tutta la popolazione: nel corso del successivo rastrellamento casa per casa, vennero catturati tutti gli uomini di età compresa tra i 16 e i 64 anni (120 individui) di cui 108 (alcuni erano riusciti a scappare) furono subito condotti a una vicina cava e, in un avvallamento ai suoi piedi, vennero immediatamente uccisi con raffiche di mitragliatrici, e i loro corpi furono gettati nella cava.

Il paese fu razziato (vennero razziati oltre 2.500 capi di bestiame grosso – buoi, mucche, maiali, cavalli, pecore – e 1.300 di bestiame piccolo – galline, conigli, oche -) 370 case e altri 124 edifici furono incendiati con l’impiego di lanciafiamme, e tutti i restanti abitanti (208 vecchi, 269 donne e 412 bambini componenti 185 famiglie) vennero caricati su alcuni autocarri sopraggiunti allo scopo e tutti inviati a Fiume. Di qui parte fu mandata, per nave, al Campo “Kampor” dell’isola di Arbe e parte, per ferrovia, ai campi di concentramento di Gonars in Friuli e delle Fraschette di Alatri in Italia. Esauritisi gli incendi, di Podhum non rimaneva più nulla.



Oggi, nel paese ricostruito di Podhum, si trovano, a ricordo della strage, un Parco delle Rimembranze, dedicato al santo Maximilian Kolbe, martire polacco fatto morire di fame dai tedeschi in una cella del Campo di sterminio di Auschwitz nel 1941. Esso è circondato da un muro che riporta, incisi su targhe di bronzo, i nomi dei 108 fucilati, nomi ripetuti anche sui marmi delle loro tombe situate nel giardino del Parco, al centro del quale si erge un altissimo monumento a forma di fiore e su ciascuno dei suoi 108 petali è ripetuto il nome di un caduto. La strage viene ricordata pubblicamente con una cerimonia nazionale il 12 luglio di ogni anno.

Al termine della Seconda guerra mondiale il Governo jugoslavo richiese a quello italiano la consegna di 750 persone (fra le quali i gen. Roatta e Robotti e il maggiore Giorleo) che avevano fatto parte del contingente di occupazione italiano in Jugoslavia negli anni 1941/’43 per processarli con l’accusa di crimini di guerra. In ossequio all’allora imperante politica dei Paesi occidentali di distensione verso quelli “non allineati”, la loro estradizione non fu mai concessa, nonostante le ripetute richieste. In Italia, grazie alla infausta amnistia Togliatti (giugno 1946) e alla successiva “Azara” (settembre 1953) nessuno di questi 750 (né altri) fu mai processato.



ricordiamoci di chi ha cominciato la guerra 

e non dimentichiamolo mai !!!



martedì 1 gennaio 2013

UN NUOVO ANNO SENZA ARRENDERSI !



































Immagina che stiamo avanzando nella strada che illumina il tempo 
ognuno con le sue debolezze il suo gusto tutti per uno tutti per un mondo più giusto
Le madri con i figli nel grembo i ladri i figli del vento

i ciechi i divorziati felici i marinai infedeli le mogli infelici
i minatori che sputano sangue i senza tetto gli abbonati al niente 

Immagina che stiamo crescendo da dove vieni dove stai andando
sono in pochi a prenderci gusto tutti per uno tutti per un mondo più giusto
I padri che non amano i figli i figli concepiti come imbrogli

i poeti ladri della luce i viandanti umili della pace
i passeggeri che fanno la fila per non partire i silenziosi che fanno a botte per non parlare

Immagina quanto di quanto dolore sparso nel mondo
per un inutile traguardo di fango è meglio perdere che vincere rubando
Concubini come colombe abbracciati faccendieri senza scrupoli perduti

Maestri di seconda classe arenati alunni che non li hanno mai capiti
filosofi che danno verbo alla parola scrittori che hanno perso la memoria

Immagina il giorno arriverà e ridaremo dignità alla dignità
saremo tutti nella luce tutti nel fasto  tutti per uno tutti per un mondo più giusto
Le madri con i figli nel grembo i ladri i figli del vento

i ciechi i divorziati felici i marinai infedeli le mogli infelici
i minatori che sputano sangue i senza tetto gli abbonati al niente...

(mario salis - contadino del cielo)











immagini del lago di Pusiano, scattate l'ultimo giorno del 2012, auguri di buon anno a tutti !

RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE !!!