Hanno provato a fare di tutto per infangarlo, hanno detto che era armato e pericoloso, che rappresentava una minaccia.
Ma sono stati smentiti a più riprese dai fatti, dalle immagini, dalle testimonianze.
La verità è che l’uomo nella foto, Alex Pretti, 37 anni, infermiere di Minneapolis incensurato, è stato ammazzato dagli agenti dell’ICE per la sola colpa di aver difeso una donna, “armato” solo dell’arma più pericolosa di tutte: una fotocamera.
Era lì perché non ne poteva umanamente più di assistere alla brutalità inaudita delle squadracce di Trump, come tutti i suoi concittadini.
E con quella fotocamera Pretti stava mostrando al mondo la bestialità dell’Ice.
Per questa sola ragione, è stato prima accerchiato dagli agenti federali, in sei contro uno, gli hanno spruzzato dello spray urticante in faccia, lo hanno placcato a terra, immobilizzato e infine colpito con almeno dieci proiettili da distanza ravvicinata, uccidendolo sul colpo.
Alex Pretti è morto per mano dello Stato per combattere quello stesso Stato che ha smesso di difendere i cittadini e li ha trasformati in bersagli, seminando terrore e morte.
Protetti, difesi, persino incoraggiati da un Presidente degli Stati Uniti che, con un ultimo schiaffo, ha chiamato gli assassini di Pretti “patrioti”.
Quest’uomo qui sotto ha pagato eroicamente con la vita un atto di umanità e di Resistenza.
Questa è l’unica e sola verità.
E, come tale, oggi dovremmo ricordarlo. Perché nessuno finga di non aver visto.
Perché almeno non sia accaduto invano.
Hanno provato in tutti i modi a infangarlo. Hanno detto che era armato, pericoloso, che rappresentava una minaccia.
Ma i fatti, le immagini, le testimonianze li hanno smentiti uno dopo l’altro.
La verità è che l’uomo nella foto è Alex Pretti, 37 anni, infermiere di Minneapolis, incensurato. È stato ammazzato dagli agenti dell’ICE per una sola, imperdonabile colpa: aver difeso una donna.
Era armato soltanto dell’arma più temuta da ogni potere violento, una fotocamera. Stava filmando per difendere una donna aggredita dagli agenti e per mostrare al mondo ciò che stava accadendo, perché non ne poteva più di assistere alla brutalità quotidiana delle squadracce federali di Trump, come migliaia di suoi concittadini.
Alex non minacciava nessuno. In mano non aveva una pistola, ma un telefono. Stava filmando.
Per questo è stato accerchiato. Sei agenti contro uno. Gli hanno spruzzato lo spray urticante in faccia, lo hanno placcato a terra, immobilizzato e poi colpito con almeno dieci proiettili sparati a distanza ravvicinata. Ucciso sul colpo.
Alex Pretti è morto per mano dello Stato mentre cercava di opporsi a uno Stato che ha smesso di proteggere i cittadini e li ha trasformati in bersagli, uno Stato che semina terrore e morte e che punisce chi guarda, chi documenta, chi non abbassa gli occhi.
E come ultimo insulto, come ultimo schiaffo alla verità, il Presidente degli Stati Uniti ha chiamato i suoi assassini patrioti.
Quest’uomo ha pagato con la vita un atto di umanità e di Resistenza. Non era un criminale. Non era una minaccia. Era un infermiere, un cittadino, un essere umano.
Questa è l’unica e sola verità.
E oggi va ricordato per questo. Perché nessuno possa fingere di non aver visto. Perché nessuno possa dire non sapevo. Perché almeno la sua morte non sia stata invano.
Stefano, mi dispiace per Alex Pretti, ma nel nostro Paese i nazisti ucraini stanno facendo saltare in aria ambulanze, bombardando scuole e ospedali e uccidendo adulti e bambini.
RispondiEliminaSolo nel nostro Paese si scrive e si parla di questi bambini e adulti assassinati. Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea fanno finta di niente.
Il male si sta diffonderlo a macchia d'olio, quello che sta accadendo negli Stati Uniti va contro a tutti i principi della democrazia.
RispondiEliminasinforosa