ADESSO SUONERAI CON I MIGLIORI,
SORRIDERAI ANCORA COME SAPEVI SORRIDERE TU
CIAO EZIO, GRAZIE DI CUORE !
Addio a Ezio Bosso, direttore d’orchestra,
compositore e pianista, nato a Torino
il 13 settembre 1971 e morto venerdì 15 maggio a 48 anni.
Nel 2011 gli era stata diagnosticata
Aveva continuato a suonare il pianoforte fino al 2019,
quando la malattia aveva compromesso l’uso delle mani.
Aveva saputo incantare per la sua musica,
ma anche per la dignità con cui aveva
affrontato e raccontato la sua malattia.
Ezio Bosso, ci ha lasciato pensieri profondi
e commoventi sulla vita e sulla musica.
La musica
«La musica è come la vita, si può fare in un solo modo: insieme».
I pregiudizi
«Mi fa riflettere sul fatto di perdersi per imparare a seguire.Perdere i pregiudizi, le paure, perdere il dolore ci avvicina. Noi uomini tendiamo a dare per scontate le cose belle
La disabilità
«Ho smesso di domandarmi perché. Ogni problema è un'opportunità».
«Sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono».
«Sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono».
L'ascolto
«Oggi tutti parlano e nessuno sta a sentire.Bisogna fare silenzio per poter ascoltare.Un silenzio attivo, che ti aiuta a percepire non solo il suono ma anche te stesso, la tua anima. È la lezione di Claudio Abbado. Anche lui capace di trasformare la malattia in rinascita, il dolore in maggiore impegno, in urgenza del fare.
Storia e memoria
«Ogni anno lo riproporrò... perché non dimentico. Io ne ho memoria. In quei giorni mi avrebbero messo un nero, quello per gli Asociali, che erano i "disabili" o prostitute, i malati o semplici oppositori: i diversi ci chiamavano. Ho memoria del rosso per i comunisti, gli anarchici e gli oppositori politici fossero anche sacerdoti. Del giallo per gli ebrei. Del viola per testimoni di Geova. Ho memoria del marrone degli zingari e del blu per i tedeschi antifascisti. Ho memoria del rosa degli omosessuali. Erano triangoli. Erano i miei fratelli e le mie sorelle. A volte facevano la musica come me. E io sono tutti loro. Sono tutti quei colori. Per questo ho memoria di quei triangoli e continuerò ad averla. Perché sono tutti quei triangoli. Lo siamo tutti. E quindi avrò memoria. Oggi come ieri, come domani».
(Dal post in occasione della Giornata della memoria del 27 gennaio 2017).
(Dal post in occasione della Giornata della memoria del 27 gennaio 2017).
